Etichette

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  • denominazione dell’alimento;
  • elenco degli ingredienti;
  • qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato che provochi allergie o intolleranze e che rientra nella lista apposita riportata nel Reg.n.1169/2011 – Allegato II;
  • quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti (quid);
  • quantità netta dell’alimento;
  • termine minimo di conservazione (TMC) o data di scadenza;
  • le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni di impiego;
  • nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti;
  • il paese di origine o il luogo di provenienza (requisito al momento sospeso per il latte e i suoi derivati);
  • istruzioni per l’uso (modalità di conservazione);
  • una dichiarazione nutrizionale.

È quella prevista da norme comunitarie o nazionali, o, in loro mancanza, dagli usi e dalle consuetudini. Nel caso non esista alcuna denominazione legale o consuetudinaria, occorre inserire in etichetta una descrizione adeguata, che permetta al consumatore di capire di che prodotto si tratta.

Il Regolamento (CE) n.1308/2013 definisce tutte le denominazioni dei prodotti lattiero-caseari: latte, formaggio, yogurt, burro, panna, ecc.

Il latte, quindi, è solo il prodotto di origine animale, in particolare quello vaccino. Nel caso di altre specie è necessario aggiungerlo nella specificazione della parola latte (ad es. “latte di capra”).

Qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato che provoca allergie o intolleranze deve essere riportato, in modo evidenziato, in etichetta. Al latte, essendo già riportato nella denominazione dell’alimento, questo requisito non si applica. In altri prodotti lattiero-caseari che riportano l’elenco degli ingredienti, la materia prima “latte” deve essere messa in evidenza tramite il grassetto o la sottolineatura.

È “ingrediente” qualsiasi sostanza – compresi gli additivi – volontariamente aggiunta nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare, ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma modificata.

Il latte alimentare, costituito generalmente da un unico ingrediente, senza additivi o conservanti, non ha necessità dell’elenco degli ingredienti in etichetta.

Anche le etichette di altri prodotti suoi derivati come il burro o la panna sono generalmente privi dell’elenco.

La normativa prevede che l’elenco degli ingredienti figuri in etichetta solo se sono stati aggiunti componenti diversi da quelli propri per la realizzazione del prodotto. Ad esempio, se il formaggio è ottenuto solo da latte, sale, caglio e fermenti, l’etichetta potrebbe non riportare l’elenco.

Nel caso in cui nella descrizione dell’alimento o nella sua illustrazione viene riportato un ingrediente che lo caratterizza (es: Yogurt alla fragola) è necessario indicarne, nella lista degli ingredienti, la quantità presente nel prodotto finito.

La quantità netta di un alimento è espressa utilizzando l’unità di volume per i prodotti liquidi (ad es. latte o panna) e l’unità di massa per gli altri prodotti (ad es. formaggio o yogurt).

Nel caso di prodotti confezionati in imballaggi multipli (per esempio, le confezioni da 2 vasetti di yogurt), oltre alla quantità totale dev’essere indicato anche il numero di imballaggi e la loro quantità singola: ad esempio,”250 g = 2 x 125 g”, dove 125 g rappresenta il peso del singolo vasetto.

La scadenza è la data entro la quale il prodotto alimentare dev’essere consumato.

Nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico si parla di “data di scadenza” che viene espressa con la dicitura “da consumare entro”, seguita dalla data composta in giorno, mese, ed eventualmente anno.

L’espressione “da consumare entro” può essere seguita dall’indicazione del punto in cui è indicata sull’etichetta (“da consumare entro: vedi data stampata sopra”).

Salvo disposizioni di legge che prescrivano obbligatoriamente la scadenza (per esempio nel latte fresco pastorizzato), sarà il fabbricante a stabilire i termini temporali sulla base di valutazioni scientifiche, come previsto dalla normativa comunitaria. In particolare, per i prodotti sui quali viene posta la dicitura “consumare entro” sarà data particolare attenzione alla catena del freddo. Anche in questo caso la temperatura di conservazione è fissata dal produttore.

Per i prodotti come il latte e i suoi derivati devono sempre essere riportate le condizioni particolari di conservazione che, se non sono definite per legge, vengono definite dall’operatore.

Questa indicazione permette al consumatore di identificare il responsabile delle informazioni riportate sul prodotto, ma non necessariamente chi ha prodotto. Infatti, per il Reg.n.1169/2011 non è più obbligatorio riportare l’indirizzo dello stabilimento. Tuttavia, l’informazione si può desumere dal bollo sanitario, che è obbligatorio, e che è sempre indicato per il latte e i suoi derivati. Questo è rappresentato, generalmente, da una forma ovale che comprende: la sigla dello stato dove si produce l’alimento (ad esempio, IT=Italia), il numero di riconoscimento della regione e quello dello stabilimento e la sigla della Comunità Europea (CE).

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce in etichetta l'indicazione obbligatoria dell'origine per i prodotti lattiero caseari in Italia.

L'obbligo scatterà dal 19 aprile 2017 su tutte le confezioni e si applicherà al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.

Non sarà più possibile produrre e immettere sul mercato nazionale alcun prodotto lattiero-caseario senza dichiarare la provenienza della materia prima utilizzata unitamente al luogo di produzione.

Dal 2016 è obbligatorio per tutte le etichette degli alimenti inserire la dichiarazione nutrizionale degli alimenti. Questa dichiarazione deve riportare almeno:

  • il valore energetico
  • la quantità di grassi
  • la quantità di acidi grassi saturi
  • la quantità di carboidrati
  • la quantità di zuccheri
  • la quantità delle proteine
  • la quantità del sale.

Per il “latte fresco pastorizzato” e per il “latte fresco pastorizzato di alta qualità” è la legge e non il produttore a imporre che la data di scadenza non possa superare il sesto giorno successivo a quello del trattamento termico. Per questi prodotti è anche obbligatorio evidenziare in etichetta l’origine o la provenienza del latte crudo utilizzato quale materia prima. In virtù di tale obbligo, in etichetta potrà figurare o la dicitura “Zona di mungitura” oppure “provenienza del latte”seguita dal riferimento territoriale cui fanno capo gli allevamenti di origine del latte impiegato.

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