In un contesto complesso come quello attuale l’agroalimentare italiano esporta 36 miliardi di euro. È opinione diffusa che l’Italia abbia potenzialità ancora maggiori e che i prodotti Made in Italy possano giocare un ruolo da protagonisti nel mondo, traguardando i 50 miliardi di euro, come ha confermato anche l’Expo di Milano che ha visto acclamare dieta mediterranea e chef italiani dal mondo.

Al fine di promuovere questa crescita, indispensabile per il sostegno delle nostre filiere, il Ministero delle Politiche Agricole diventerà Ministero dell’Agroalimentare. Si tratta di una occasione per imprimere una svolta, riportando al centro le filiere che, dalla terra allo stabilimento, danno vita al Made in Italy, fenomeno unico al mondo.

L’Italia si conferma infatti il Paese con maggior numero di prodotti DOP, IGP, STG al mondo! L’Agroalimentare è dunque una grande opportunità per l’Italia, ma se questo è vero, le tensioni dovute alla inadeguata remunerazione delle materie prime agricole deve uscire dal confronto contrattuale fra gli agricoltori che producono e l’industria che acquista, devono essere risolte perché ne va di un asset strategico del Paese.
 

 

Con questo approccio il nostro Gruppo ha fatto del sostegno alla filiera un tratto caratterizzante del fare impresa e non è un caso se questo ruolo ci viene riconosciuto trasversalmente.

LA FILIERA ZOOTECNICA ITALIANA: UNA MEDAGLIA A 2 FACCE

 

Il 2016 sarà probabilmente una medaglia a due facce. Nella prima ci stanno le aspettative, alimentate dal peso che l’agroalimentare sembra guadagnare nell’agenda della politica italiana. Nell’altra faccia pesa la consapevolezza che gli allevatori attraversano la più grave crisi degli ultimi dieci anni, in cui il crollo del prezzo del latte non consente la copertura dei costi di produzione e degli investimenti necessari.

C’è il rischio concreto di chiusura di molte stalle. Sappiamo infatti che i provvedimenti provvisori (es. i 25 milioni di Euro messi a sostegno del prezzo del latte fino a marzo 2016), anche se apprezzabili, hanno vita breve e non danno sufficiente ossigeno. Serve un piano nazionale, di medio periodo, per aiutare gli allevatori a recuperare la giusta marginalità, contenendo i costi di produzione, decisamente troppo elevati rispetto ai competitori europei e agendo su diversi fattori di costo. Dopo la liberalizzazione delle quote è indispensabile riallineare in tempi brevi produzioni e consumi. La crisi non ha i tempi della burocrazia italiana, anche la semplificazione e la velocità di reazione saranno il campo di prova del nuovo Ministero. C’è un grande lavoro per tutti e anche in questo caso Granarolo siede in molti tavoli, sia in Italia sia in Europa.

L'OBIETTIVO DEL GRUPPO

 

L’obiettivo di Granarolo coincide con quanto dichiara il Governo Italiano: valorizzare le produzioni di eccellenza e sostenere la penetrazione dei prodotti italiani all’estero. Questi concetti sono concretizzati nel nuovo Piano Industriale 2016/2019: lo dobbiamo ai nostri azionisti e lo dobbiamo ai nostri stakeholder. Ci misureremo con le difficoltà di una congiuntura economica di cui vorremmo mettere in luce le opportunità per un Gruppo che dalla sua origine (nel 2017 festeggeremo i 60 anni), non ha mai temuto di giocare in attacco.

Per farlo occorre tutelare le realtà minori, la biodiversità, l’economia reale che sottende le nostre filiere, la ricchezza della nostra straordinaria produzione, ma dobbiamo trovare la giusta modalità per proporci in Italia e all’estero. La nostra famiglia è cresciuta, sono entrati a farne parte tanti partner, italiani e no, da cui stiamo imparando e a cui stiamo insegnando un modo nuovo di fare impresa.

La dimensione con la quale si sbarca in altri mercati non è però secondaria, e farsi concorrenza al ribasso, in casa e all’estero, non aiuterà a uscire dalla crisi. Lo sanno bene i nostri competitori europei che in questi anni stanno mettendo a segno sistematiche acquisizioni e aggregazioni importanti. E dunque se dobbiamo competere con i colossi internazionali del food, noi non siamo solo agricoltori, allevatori, produttori di commodity. Noi produciamo cibo, o meglio, produciamo il migliore cibo del mondo, tanto è vero che lo copiano; ma non si può copiare una tradizione unica come la nostra e di questo dobbiamo farci forza. Parallelamente sappiamo innovare sulla traccia della nostra tradizione, rispondendo ai nuovi bisogni del mercato, anzi dei mercati.

Obiettivo del lavoro che Granarolo sta facendo è restituire agli azionisti, ed in particolare agli agricoltori del Paese, il maggiore valore aggiunto che deriva dalla qualità delle produzioni che facciamo e dall’efficienza dell’organizzazione. I risultati conseguiti nel 2015 sono in linea con questo assunto: il risultato della nostra società è un risultato degli azionisti, e dunque della cooperativa dei mille allevatori che ci fornisce i due terzi della materia prima lavorata.

Il focus principale è e rimarrà sul comparto dairy, per valorizzare il latte dei soci allevatori, ma stiamo lavorando e lavoreremo anche per aggregare al paniere altri prodotti tipicamente italiani. E li porteremo anche all’estero. Solo in questo modo riusciremo ad allentare la morsa della contrapposizione tra il prezzo della materia prima e la marginalità.

RISULTATI E SFIDE

 

La fotografia del Gruppo Granlatte-Granarolo oggi è presto fatta:

Solo qualche anno fa avremmo detto che, in Granarolo, i soci, gli allevatori, i lavoratori e i consumatori parlano tutti i dialetti; oggi possiamo dire che parlano tante lingue del mondo. Ne siamo noi stessi intimoriti, prima ancora che orgogliosi.

Abbiamo chiuso il 2015 superando abbondantemente il miliardo di fatturato, in crescita del 4% rispetto al 2014, migliorando l’Ebitda e riducendo l’indebitamento. Questo risultato è stato raggiunto solo perché abbiamo deciso di compiere due grandi passi: ci siamo internazionalizzati (oggi circa il 20% del fatturato è fatto all’estero) e abbiamo fatto innovazione, anche funzionale all’export. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo compiuto tante operazioni di acquisizione e abbiamo creato nuove realtà. Oggi, anche grazie alla straordinaria partecipazione ad Expo 2015 che ci ha catapultato su un palcoscenico planetario, ospitiamo delegazioni provenienti da tutti i continenti nei nostri stabilimenti, nel 2016 parteciperemo a 18 fiere nel mondo e siamo presenti con i nostri prodotti in 56 paesi.

Tutto questo è frutto di una fiducia reciproca di cui sono personalmente grato agli azionisti e della dedizione al Gruppo di tutti, i dirigenti, i lavoratori e i collaboratori. Granarolo è un luogo di lavoro dove si lavora molto ma si lavora bene, un posto di lavoro ambito, un’azienda dove il lavoro cresce in qualità e numeri.

GIANPIERO CALZOLARI
Presidente del Consiglio di Amministrazione Granarolo