Intolleranze alimentari

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Esistono solamente 2 sostanze in grado di provocare intolleranze, i cui effetti sono stati sufficientemente studiati, e riconosciute dalla comunità scientifica:

  • intolleranza al lattosio
  • intolleranza al glutine

L’intolleranza agli zuccheri (lattosio, sorbitolo) è dovuta a un deficit dell’enzima che normalmente permette la digestione dello zucchero, che essendo composto dall’unione di 2 zuccheri semplici viene scisso e quindi più facilmente digerito. Se, invece, l’enzima manca o è scarso, lo zucchero non viene scisso nei due costituenti più semplici e, non venendo assimilato, richiama liquidi per effetto osmotico. Viene fermentato dalla flora batterica intestinale con una produzione di gas che causa tutta una serie di disturbi gastro-intestinali: diarrea, meteorismo, flatulenza, ecc.. Queste intolleranze alimentari sono piuttosto diffuse e sono spesso la causa di problemi intestinali cronici come la sindrome del colon irritabile.

L’intolleranza al glutine, chiamata celiachia, è una disfunzione intestinale che si manifesta quando il corpo non tollera il glutine (proteina presente nel grano, nella segale, nell’orzo e nell’avena, anche se quest’ultima è oggetto di controversie e di ricerche per stabilirne l’effettivo ruolo). Gli esami sierologici rilevano questa malattia a qualsiasi età, che altrimenti non verrebbe diagnosticata, in 1 individuo su 100 della popolazione europea (con differenze regionali). I sintomi includono diarrea, debolezza dovuta a perdita di peso, irritabilità e crampi addominali. Nei bambini, possono manifestarsi sintomi di malnutrizione come, per esempio, una crescita insufficiente. Attualmente, l’aiuto più importante per i pazienti celiaci è una dieta priva di glutine. I centri di dietologia e le organizzazioni di informazione sulla celiachia mettono a disposizione gli elenchi degli alimenti privi di glutine. Escludendo tale sostanza dalla dieta, l’intestino si ripara gradualmente e i sintomi scompaiono.

Tramite il proprio medico, si consiglia di individuare un dietologo o un nutrizionista o un allergologo.

Il lattosio, è un disaccaride composto da due zuccheri semplici, il glucosio e il galattosio. Quando il lattosio arriva nell’intestino viene normalmente scisso nei due zuccheri semplici che lo compongono, operazione necessaria affinché possa essere digerito. Il responsabile della scissione è un enzima chiamato lattasi, e la mancanza totale o parziale di tale enzima dà origine alle intolleranze. Il lattosio non può essere digerito e ristagna nell’intestino, dove i batteri intestinali lo attaccano facendolo fermentare, e producendo di conseguenza gas che causerà fastidiosi problemi come flatulenze o dolori addominali.

I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono crampi e dolori addominali, meteorismo e diarrea. La gravità dei sintomi dipende dalla quantità di lattosio che ogni persona riesce a tollerare. Nel caso questi sintomi si presentino spesso dopo avere assunto latticini o altri prodotti contenenti lattosio, è bene compiere accertamenti. In questi casi è sempre meglio consultare il proprio medico, perché il numero di persone effettivamente intolleranti al lattosio è nettamente inferiore rispetto alle persone che si ritengono intolleranti su basi soggettive, ed eliminano completamente ma senza motivo un alimento importante come il latte, rischiando carenze nutritive dannose per la salute.

Esiste un metodo sicuro, oggettivo e non invasivo per diagnosticare l’intolleranza al lattosio, effettuabile in regime di day hospital: l’H2 Breath Test. Questo test prevede che il paziente soffi in un tubo a stomaco vuoto prima e dopo avere ingerito lattosio. Se i livelli di idrogeno presenti nel fiato sono superiori dopo l’assunzione di lattosio, l’intolleranza è accertata.

Nel caso di intolleranza diagnosticata, la cura prevede l’eliminazione di tutti i cibi contenenti lattosio, quindi non solo latte e derivati, ma anche molti prodotti alimentari che ne contengono piccole percentuali. Attenzione quindi alle etichette! Il lattosio si può trovare nel pane, nei corn flakes, nelle bevande per la colazione, nelle patate precotte e nelle minestre, nella margarina, nella carne, nelle caramelle, negli snack.

Dopo 4 settimane di dieta, si può reintrodurre gradualmente il lattosio nell’alimentazione fino alla registrazione di un peggioramento. Questo permetterà a ogni persona di individuare la propria “dose soglia” di tolleranza, per trovare un equilibrio tra quantità consumate e manifestazione dei sintomi.

Esistono anche prodotti ad hoc pensati per gli intolleranti, come il latte delattosato, in cui il lattosio è già stato scisso nei due zuccheri semplici, o latticini contenenti batteri che si nutrono di lattosio, come lo yogurt. È importante notare che i formaggi stagionati a pasta dura, come Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano e Pecorino Sardo hanno livelli di lattosio molto vicini allo 0, quindi con le dovute attenzioni possono essere consumati anche dagli intolleranti.

L’allergia al lattosio è una patologia differente dall’intolleranza al lattosio. I sintomi sono generalmente molto simili, anche se possono presentarsi complicazioni più gravi, come lo shock anafilattico.

L’allergia più diffusa nei bambini è quella al latte vaccino, mentre essa scende al 5° posto per gli adulti: ciò probabilmente significa che durante la crescita la tolleranza a questo potenziale allergene aumenta. L’allergia al latte di vacca provoca dolori addominali, diarrea e, contrariamente all’intolleranza, anche vomito.

La reazione allergica è dovuta alle proteine del latte, specialmente lattoglobulina, lattalbumina e caseina. I globuli bianchi presenti nell’organismo riconoscono queste proteine come “nemici”, e il sistema immunitario viene preparato ad attaccare. Il secondo contatto tra le proteine del latte e il sistema immunitario scatena quindi la reazione allergica.

L’allergia più diffusa è quella al latte vaccino, quindi una soluzione può essere quella di assumere latte di origine differente, come quello di capra, molto usato nel caso di bambini con questo problema.

È l’incapacità dell’intestino a dividere lo zucchero lattosio nei due zuccheri semplici: glucosio e galattosio, che sono assorbibili dall’intestino. Tale incapacità è data dalla mancanza totale o parziale di un enzima (lattasi) che si trova sulla superficie delle cellule che rivestono l’intestino. Se non viene digerito, il lattosio che rimane nel lume intestinale viene fatto fermentare dalla flora batterica presente nell’intestino stesso con produzione di sintomi fastidiosi.

I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono:

  • dolori addominali di tipo crampiforme
  • meteorismo intestinale
  • diarrea

La gravità della sintomatologia dipende dalla quantità di lattosio che ogni individuo riesce tollerare. Molto spesso i sintomi, soprattutto i dolori addominali e la diarrea, compaiono poco dopo l’assunzione di alimenti contenenti lattosio.

Molto spesso, una storia clinica accurata che mette in evidenza un rapporto di causa-effetto tra assunzione di lattosio e comparsa dei sintomi è già sufficiente per porre diagnosi di intolleranza al lattosio.

Nei casi dubbi, il test che ci permette di fare diagnosi di certezza è il breath test. È un test di semplice esecuzione che si può effettuare in regime di day hospital. Consiste nel far soffiare il paziente a digiuno dentro uno speciale boccaglio. Si fa bere poi al paziente una quantità definita di lattosio (calcolata in rapporto al peso). Quindi il paziente dovrà soffiare, sempre dentro lo speciale boccaglio, a intervalli regolari di 30 minuti per le tre ore successive. Il respiro così raccolto viene esaminato da una macchina che valuta nel respiro il contenuto di idrogeno proveniente dalla fermentazione del lattosio non digerito che rimane nel lume intestinale. Se nel respiro, raccolto dopo l’assunzione di lattosio, il contenuto di idrogeno è superiore a quello presente nel respiro raccolto prima di aver bevuto il lattosio, vuol dire che il paziente è intollerante al lattosio.

Il trattamento consiste in una dieta che escluda cibi contenenti lattosio e quindi principalmente latte vaccino, latte di capra, latticini freschi, gelati, panna e molti dolci e biscotti contenenti latte. Bisogna stare molto attenti alle fonti “nascoste” di lattosio in quanto tale sostanza è usata frequentemente come additivo soprattutto nel prosciutto cotto, nelle salsicce e negli insaccati in genere. Anche molti cibi precotti e alcuni tipi di pane in cassetta possono contener lattosio. Si consiglia di leggere sempre bene le etichette.

Da tempo Granarolo ha sviluppato una linea di latte pensata appositamente per le persone intolleranti al lattosio o che fanno fatica a digerire il latte: si tratta della gamma Accadì, il latte ad Alta Digeribilità di Granarolo, in cui il lattosio – lo zucchero naturale del latte – viene quasi completamente scomposto in due zuccheri più facilmente digeribili. È presente nella versione Latte Intero, Latte Scremato, Latte Parzialmente Scremato, Latte Parzialmente Scremato con Vitamine, Latte Scremato con Vitamine. L’offerta comprende anche una gamma di formaggi freschi quali ricotta, stracchino e mozzarella, ed anche panna fresca e panna uht.

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